Uova (parte 2): saper leggere le confezioni e i codici

Nell’articolo precedente ho parlato delle proprietà delle uova dal punto di vista nutrizionale, ora vorrei parlare di un altro tema, a mio avviso, altrettanto importante, ovvero i tipi di allevamento.

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Partendo dalla confezione, infatti, possiamo trovare una prima, fondamentale, informazione riguardo al codice di allevamento delle galline ovaiole.

  • codice 3 – allevamento in gabbia o batteria: le galline vivono all’interno di gabbie, anche su più piani, all’interno di capannoni, sottoposte a illuminazione artificiale ciclica. Lo spazio a disposizione per ogni gallina è di 750 cm2 (per intenderci circa un foglio A4), il becco viene spuntato per evitare che gli animali si feriscano tra loro
  • codice 2 – allevamento a terra: le galline vivono all’interno di capannoni, non all’interno di gabbie. Lo spazio a disposizione è di circa 9 galline in 1 m2, il becco viene spuntato.
  • codice 1 – allevamento all’aperto: le galline vivono in capannoni con densità di circa 9 galline in 1 m2, ma gli animali hanno la possibilità di accedere ad uno spazio aperto in cui ogni gallina ha a disposizione circa 4m2, il becco non viene spuntato.
  • codice 0 – allevamento biologico: le galline vengono nutrite solo con cibi biologici, generalmente cereali, vivono in capannoni con densità di circa 6 galline in 1 m2, ma gli animali hanno la possibilità di accedere ad uno spazio aperto con vegetazione e zone d’ombra in cui ogni gallina ha a disposizione circa 4m2, il becco non viene spuntatoRisultati immagini per hen

Osservando poi l’interno della confezione, possiamo notare che nell’uovo è indicato un codice contenente lettere e numeri, in questo codice è riassunta tutta la storia dell’uovo.

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  1. Il primo numero, in questo caso 0, indica la tipologia di allevamento (0 = allevamento biologico, 1 = allevamento all’aperto, 2 = allevamento a terra, 3 = allevamento in batteria).
  2. IT significa che ha origini italiane.
  3. I successivi 3 numeri corrispondono al comune dell’allevamento.
  4. Le due lettere (BO in questo caso), indicano la provincia di appartenenza.
  5. Gli ultimi 3 numeri corrispondono all’allevamento di deposizione.

Riflettiamo bene su cosa stiamo acquistando, ogni prodotto dietro nasconde una storia, e la nostra scelta per un’alimentazione più consapevole parte sempre dal supermercato.

 

Olio di cocco: tra salute e bellezza

L’olio di cocco viene prodotto pressando il frutto del cocco, che ha una componente di grassi pari a circa il 65%. Ma di che tipo di grassi parliamo?

I grassi dell’olio di cocco sono soprattutto grassi saturi, ma si tratta di saturi a corta e media catena, che hanno un minor impatto sui problemi cardiovascolari e sono più facilmente digeribili rispetto a quelli a lunga catena, tra i quali troviamo ad esempio l’acido palmitico, uno dei maggiori componenti dell’olio di palma.

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Quest’olio sembra stimolare il metabolismo a funzionare più velocemente, sembra inoltre avere un effetto positivo anche sul grasso viscerale addominale, e sembra aumentare il senso di sazietà riducendo quindi il senso di fame. Inoltre l’acido laurico, uno dei principali nell’olio di cocco, sembra avere proprietà antimicrobiche, antifungine e antibatteriche.

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Questo alimento viene spesso utilizzato per le fritture e per i prodotti confezionati, ma oltre che in cucina questo prodotto viene anche usato nel settore cosmetico grazie alle sue proprietà idratanti, si utilizza infatti per dare elasticità e morbidezza alla pelle e per reidratare i capelli.

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Frutta e verdura di stagione: i vantaggi

Non appena entriamo al supermercato ci troviamo davanti a un’infinità di frutta e ortaggi, in alcuni casi sempre gli stessi durante tutto l’anno.

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Ci sono tuttavia numerosi motivi per stare più attenti a quello che decidiamo di mettere nel carrello, sia per quanto riguarda la nostra salute, sia per quanto riguarda il nostro portafoglio, senza dimenticare che facciamo anche un piacere all’ambiente in cui viviamo.

  1. Costo: gli ortaggi fuori stagione necessitano di serre per essere coltivati, per questo motivo hanno costi aggiuntivi.tomato-1180852_960_720
  2. Ambiente: la crescita all’interno di serre richiede quantità enormi di energia e un maggior uso di pesticidi. Inoltre, spesso, numerosi prodotti fuori stagione vengono coltivati e successivamente importati da paesi lontano dal nostro, per questo motivo va ad aumentare l’inquinamento dovuto ai trasporti.
  3. Salute: i prodotti che crescono durante la loro stagione hanno un valore nutrizionale migliore rispetto agli altri, in termini di contenuto in vitamine e minerali. Questo implica anche un vantaggio per quanto riguarda il gusto.

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Acqua in bottiglia e acqua del rubinetto, quali differenze?

Si definisce “acqua minerale” quell’acqua che ha origine da sorgenti naturali o perforate dall’uomo.

Sia l’acqua minerale, sia quella potabile (o acqua del rubinetto), sono batteriologicamente pure, anche se nel secondo caso vi è un’aggiunta di cloro per evitare la formazione di batteri lungo il percorso nelle tubature.

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Mentre da un lato l’acqua del rubinetto, lungo il passaggio nei condotti idrici, può contaminarsi di quantità, spesso minime, di alcuni metalli, che possono alterarne il gusto, dall’altro lato l’acqua in bottiglia può essere contaminata da alcune sostanze che vengono rilasciate dalla plastica. Da un lato il gusto può esserne alterato, dall’altro i controlli frequenti e costanti in alcuni casi rendono l’acqua del rubinetto più sicura.

Un discorso differente si può fare per il prezzo, bere acqua dal rubinetto incide meno non solo sul portafoglio, ma anche per quanto riguarda l’impatto sull’ambiente, basta pensare alla quantità di bottiglie di plastica che vengono prodotte, buttate e smaltite ogni giorno.

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Sulla base del residuo fisso, un parametro che rappresenta la quantità di minerali disciolti in un litro d’acqua, si può fare una macro-distinzione in:

  • acque minerali: residuo fisso superiore ai 500 mg/l
  • acque oligominerali o leggermente mineralizzate: residuo fisso < 500 mg/l
  • acque minimamente mineralizzate: residuo fisso < 50 mg/l

Le ultime due favoriscono la diuresi, aiutano a ridurre la pressione. La maggior parte delle acque, sia del rubinetto, sia in bottiglia, sono oligominerali, possono essere quindi bevute in grandi quantità senza aumentare eccessivamente il contenuto di sali nell’organismo. L’acqua minerale invece è particolarmente indicata per chi tende a sudare molto, soprattutto quindi gli sportivi o in estate, perchè è utile per reintegrare i sali persi.

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E’ fondamentale ricordare che il corpo umano di un adulto è costituito da circa un 55-60% di acqua, che rappresenta il veicolo in cui avvengono tutti i processi fisiologici e metabolici. Occorre cercare di assumere quotidianamente circa 1,5-2 litri di acqua al giorno, per fare questo possiamo aiutarci sapendo che 6 bicchieri rappresentano all’incirca un litro.

L’olio di palma: un caso sociale di consumo consapevole

L’olio di palma deriva dalla polpa del frutto della palma da olio, una pianta che viene coltivata esclusivamente in ambienti caldi-umidi, prevalentemente in Indonesia e in Malesia.

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L’olio di palma è composto da un 50% di grassi saturi (in particolare acido palmitico) e da un 50% di grassi insaturi, oltre ai grassi  sono presenti anche vitamina E, fitosteroli e carotenoidi.

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Confrontando l’olio di palma con altri oli usati nell’alimentazione si può vedere che la percentuale di grassi saturi nel primo è nettamente maggiore, l’olio di oliva ad esempio ne contiene un 10-20% mentre quello di girasole un 10-15%. I grassi saturi, quando sono in eccesso nella dieta possono portare ad effetti negativi sulla nostra salute, soprattutto dal punto di vista cardiovascolare, per questo motivo dovrebbero costituire soltanto un 10% delle calorie che assumiamo ogni giorno. Sempre a riguardo dell’impatto dell’olio di palma sulla salute, a maggio del 2016, l’EFSA ha pubblicato dati allarmanti secondo cui nell’olio di palma sono presenti sostanze cancerogene come il glicidolo esterificato o altre componenti, che si formano durante la raffinazione, non solo dell’olio di palma, ma di molti altri oli vegetali.

L’enorme uso dell’olio di palma è dovuto alle sue proprietà che si prestano molto bene nel settore alimentare, in quanto ha un basso costo, un buon sapore (ideale per migliorare la palatabilità dei prodotti confezionati), non irrancidisce e si presta bene per la frittura.

L’olio di palma, però,  non solo porta ad aumentare l’assunzione di grassi saturi nella nostra dieta quotidiana aumentando il rischio di avere un impatto negativo sulla nostra salute, ma porta un enorme impatto negativo anche dal punto di vista ambientale, etico e sociale.

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Per far spazio alle coltivazioni della palma da olio, numerose terre vengono sequestrate ad alcune popolazioni locali, vengono deforestati numerosi boschi comportando non soltanto una grande perdita di biodiversità vegetale, ma anche portando numerose specie animali ad un forte rischio di estinzione, ad esempio la tigre, il rinoceronte e l’orango.

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Ci sono però dati positivi che indicano quanto l’opinione pubblica e il consumo consapevole possano influenzare il mercato. L’Italia si presta a diventare il primo paese europeo palm free, numerose marche della grande distribuzione hanno infatti tolto l’olio di palma dai loro prodotti sostituendolo con altri prodotti come ad esempio l’olio di girasole. Questo ha fatto sì che la lista dei prodotti senza olio di palma sia passata in due anni da 50 a 1000 referenze.

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Obesity day e la dieta che fa vivere di più

Il 10 ottobre è stato nominato “Obesity day”, ovvero una giornata per sensibilizzare le persone e parlare dei problemi legati al sovrappeso e all’obesità.

In Italia ci sono circa 6 milioni di persone obese e 21 milioni di sovrappeso, ovvero quasi il 60% della popolazione è affetta da questo problema.

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Sovrappeso e obesità infatti

  • sono correlate a un aumento di malattie croniche
  • aggravano le malattie già esistenti
  • accorciano la durata della vita

Le regioni più colpite sono quelle del centro-sud Italia e le fasce più colpite della popolazione sono quelle con il livello più basso di istruzione e con il reddito più basso. Questi dati ci permettono di capire quanto un’educazione alimentare sia importante per evitare di incorrere in errori alimentari evitabili.

Una buona notizia arriva da un’indagine Coldiretti, secondo la quale gli italiani sono sempre più propensi a migliorare il loro stile alimentare abbracciando sempre di più la Dieta Mediterranea. Sono infatti aumentati gli acquisti di olio extravergine di oliva, pesce, frutta e verdura fresche, e pasta.

Grazie alla Dieta Mediterranea gli italiani si aggiudicano il primo posto sulla scala della longevità!

Un’altra notizia positiva è che nell’ultimo anno circa il 25% degli italiani si è rivolto a un nutrizionista o dietologo o dietista per intraprendere un percorso alimentare volto a migliorare la propria alimentazione. Questo indica un’attenzione sempre maggiore a un’alimentazione sana ed equilibrata.

 

 

IL LATTE, OPINIONI CONTRASTANTI E SCELTE ETICHE

Il latte è un alimento tra i più dibattuti, ci sono numerosi studi in atto e opinioni molto contrastanti tra loro riguardo il suo potere nutrizionale e i suoi effetti sulla nostra salute.

C’è chi sostiene che sia un alimento completo ed insostituibile per il suo contenuto in zuccheri, proteine, grassi e micronutrienti come il calcio e vitamine, inoltre sembrerebbe aumentare il senso di sazietà permettendo quindi di aumentare il peso senza introdurre altri alimenti altamente calorici.

Ci sono poi altri che sostengono che il latte, dopo che è avvenuto lo svezzamento, non è più un alimento fondamentale per l’uomo, a dimostrarlo l’elevato numero di intolleranze al lattosio presenti nella popolazione umana.

Uno studio effettuato dagli economisti dell’Università degli Studi di Padova dimostra un consumatore sempre più attento riguardo il consumo di latte, in quanto le vendite di latte vaccino sono calate del 9,4% al contrario delle vendite di latte vegetale, che sono aumentate del 32,2% e sembrano destinate a crescere.

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La motivazione di questi dati sembra essere dovuta a un numero sempre crescente di persone intolleranti al lattosio o allergiche alle proteine del latte, persone vegane, o persone semplicemente attente e sensibili alla qualità del latte proveniente da allevamento.

Dal punto di vista nutrizionale i nutrienti presenti nel latte vaccino possono essere trovati anche in altri alimenti di origine vegetale come frutta, verdura, legumi, frutta secca, e latti vegetali che sono molto spesso addizionati di calcio e delle vitamina D e B12. I latti vegetali sono quindi una valida alternativa al consumo di latte di origine animale.

Esistono numerosi esempi di latte vegetale ognuno ha diverse proprietà, per questo motivo potrebbe essere utile variare e consumare i diversi tipi di latte in commercio. Il latte di soia ad esempio è molto proteico, poco calorico e aiuta a ridurre il “colesterolo cattivo”; il latte di riso ha meno proteine ma contiene numerose vitamine A, B, D; il latte d’avena contiene fibra, vitamine e acido folico; il latte di mandorla è più calorico, ma ricco di calcio e antiossidanti.

Settimana della Dieta Mediterranea

DAL 19 AL 24 SETTEMBRE 2016: SETTIMANA DELLA DIETA MEDITERRANEA

Durante la settimana della Dieta Mediterranea sarà possibile Contattare un Biologo Nutrizionista per concordare una CONSULENZA GRATUITA.

Potete prenotare un appuntamento presso il mio studio di viale della Pace 16/F a Sassuolo (MO) chiamando il numero 3480080334.

L’obiettivo di questo evento, organizzato dall’Ordine Nazionale dei Biologi, è quello di trasmettere l’importanza di introdurre un’adeguata alimentazione nel proprio stile di vita, ma soprattutto sottolineare l’importanza di programmare un percorso dietetico alimentare esclusivamente sotto la supervisione di un professionista della salute.

Per saperne di più:

Mangiare & Salute: settimana della dieta mediterranea

 

 

Alimentazione e Benessere

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Giovedì 15 settembre alle ore 20.45, presso la Sala Civica di San Michele (Sassuolo), terrò una conferenza dal titolo “Alimentazione e Benessere, come coniugare una buona alimentazione e un perfetto stile di vita”.

L’evento è organizzato in collaborazione con il Comune di Sassuolo e con l’Associazione Culturale Amici di San Michele, l’ingresso è libero.

Il prezzo del caffè

Pochi giorni fa un caro amico è tornato da un lungo viaggio in Honduras, e oltre ad avermi portato in regalo il loro caffè tipico, prodotto dalle popolazioni locali,  mi ha illustrato qualche fotografia scattata da lui sulla deforestazione causata dalle piantagioni per la produzione  del caffè. Ecco il suo racconto e qualche consiglio per un consumo critico.

” Il caffè è una bevanda che per millenni è stata apprezzata da tutte le popolazioni del centro e sud America. Dal momento della sua scoperta in Europa, è entrata a far parte della cultura alimentare, fino a diventare quel gusto che accompagna tutti gli italiani, creando una vera e propria cultura del caffè. Purtroppo tutto questo ha un prezzo, non in termini economici, ma un altissimo costo ambientale. I paesi di origine, tutti nella fascia tropicale del nostro pianeta, hanno un enorme e inestimabile patrimonio di biodiversità che rischia di scomparire anche a causa del caffè. La deforestazione che spesso ha luogo per creare spazio e terreno fertile per nuove piantagioni sta mettendo in serio pericolo gli ecosistemi locali e le rare specie di rettili, anfibi, insetti, uccelli e mammiferi che coesistono in quei luoghi da molti millenni prima dell’arrivo dell’uomo.
Per questo motivo è bene promuovere un consumo sostenibile, acquistando caffè proveniente da piantagioni che non hanno soppiantato, almeno in tempi recenti, le foreste tropicali.
Il caffè che è possibile acquistare nel Parco Nazionale Cusuco, in Honduras, proviene da piantagioni “amiche dell’ambiente”, ma anche nei normali supermercati è possibile trovare caffè solidale e sostenibile.”

Niccolò Patelli (agronomo e fotografo)