Gli alimenti che aiutano l’abbronzatura

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Con l’arrivo del bel tempo scoppia la voglia di sole e di abbronzatura. Le creme solari sono fondamentali per proteggere la nostra pelle dai danni che può provocare l’esposizione al sole, ma non dimentichiamo che anche un’alimentazione adeguata ci può aiutare su due fronti: avere una buona abbronzatura e difenderci dai raggi UV.

La prima regola quando si va in spiaggia o ci si espone al sole è quella di bere tanta acqua in modo da mantenere una buona idratazione della cute e per ridurre le perdite di acqua che possono essere causate dalla sudorazione.

Per una migliore protezione occorre consumare alimenti ricchi di beta carotene, il quale ha un enorme potere antiossidante che aiuta a proteggere dall’azione dei radicali liberi causati dalla radiazione solare.

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Il beta carotene stimola la produzione di melanina, il pigmento che da colore alla nostra pelle e protegge il nostro DNA dall’azione dei raggi ultravioletti del sole.

Il beta carotene è il precursore della vitamina A ed è contenuto prevalentemente nei cibi di colore giallo-arancio, in generale i cibi a maggior contenuto sono:

  • caroteRisultati immagini per carote
  • peperoni gialli-arancioni-rossiRisultati immagini per peperoni gialli
  • patate dolci americane Risultati immagini per patate dolci americane
  • zuccaRisultati immagini per zucca
  • spinaci e lattugaRisultati immagini per spinaci
  • prezzemolo, basilico e timoRisultati immagini per prezzemolo
  • broccoliRisultati immagini per broccoli
  • albicocche, pesche e meloneRisultati immagini per albicocche
  • piselli Risultati immagini per piselli

 

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Olio di cocco: tra salute e bellezza

L’olio di cocco viene prodotto pressando il frutto del cocco, che ha una componente di grassi pari a circa il 65%. Ma di che tipo di grassi parliamo?

I grassi dell’olio di cocco sono soprattutto grassi saturi, ma si tratta di saturi a corta e media catena, che hanno un minor impatto sui problemi cardiovascolari e sono più facilmente digeribili rispetto a quelli a lunga catena, tra i quali troviamo ad esempio l’acido palmitico, uno dei maggiori componenti dell’olio di palma.

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Quest’olio sembra stimolare il metabolismo a funzionare più velocemente, sembra inoltre avere un effetto positivo anche sul grasso viscerale addominale, e sembra aumentare il senso di sazietà riducendo quindi il senso di fame. Inoltre l’acido laurico, uno dei principali nell’olio di cocco, sembra avere proprietà antimicrobiche, antifungine e antibatteriche.

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Questo alimento viene spesso utilizzato per le fritture e per i prodotti confezionati, ma oltre che in cucina questo prodotto viene anche usato nel settore cosmetico grazie alle sue proprietà idratanti, si utilizza infatti per dare elasticità e morbidezza alla pelle e per reidratare i capelli.

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Lo zucchero di canna, quale e come scegliere?

Lo zucchero, detto anche saccarosio, è estratto principalmente da due piante: la barbabietola da zucchero e la canna da zucchero, e si ottengono rispettivamente lo zucchero bianco e lo zucchero di canna.

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Quale di questi due tipi di zuccheri è il migliore? Lo zucchero di canna subisce diverse fasi di lavorazione industriale, fino a diventare zucchero integrale di canna, può poi subire un ulteriore processo di raffinazione fino a diventare zucchero grezzo di canna. Quest’ultimo ha proprietà molto simili allo zucchero bianco prodotto dalla barbabietola.

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Al contrario, lo zucchero integrale di canna, presenta un maggior contenuto di vitamine e minerali, un minor contenuto calorico, meno saccarosio e un più basso indice glicemico rispetto allo zucchero bianco e allo zucchero di canna grezzo. Ma come riconoscere questi due tipi di zucchero?

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Lo zucchero grezzo, in seguito al processo di raffinazione, tende ad averei granelli tutti della stessa dimensione e colore, il fatto che sia beige-marrone è dovuto alla presenza di piccole quantità di sostanze che vengono aggiunte, come ad esempio il caramello. Lo zucchero integrale presenta invece granelli di diverso colore e dimensione, a testimoniare una minore raffinazione a livello industriale.

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E’ bene, però, ricordarsi di cercare di ridurre lo zucchero nell’alimento, abituando gradualmente il nostro palato ai reali sapori degli alimenti.

Il cibo che porta la felicità

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Il buon umore è regolato da un ormone chiamato serotonina.

La serotonina, oltre ad essere definita “l’ormone della felicità”, sembra regolare l’appetito e il senso di sazietà. Pensandoci, infatti, quando si ha un calo dell’umore, come ad esempio nella sindrome premestruale, si sente il bisogno di mangiare di più e più dolci.

La serotonina, infatti, diminuisce l’ingestione dei carboidrati e fa aumentare quella delle proteine, è quindi normale e fisiologico, quando diminuiscono i livelli di serotonina, e quindi dell’umore, ricercare cibi dolci.

Questo ormone è prodotto dal nostro organismo a partire dal triptofano, un amminoacido definito essenziale, ovvero che deve essere assunto con la dieta in quanto il nostro corpo non è in grado di produrlo da solo.

Vediamo quali sono gli alimenti che contengono una maggiore quantità di triptofano, capace di fare aumentare quindi la serotonina nel sangue, e di conseguenza capaci di stimolare il buon umore:

  1. Latte e latticini, in particolare yogurt e ricotta sono in grado di aumentare questo ormone senza aumentare eccessivamente i grassiRisultati immagini per yogurt
  2. Uova Risultati immagini per eggs
  3. Carne, in particolare il pollame, e pesce, soprattutto il salmone Risultati immagini per salmone
  4. Semi di sesamo e di girasole Risultati immagini per semi di girasole
  5. Noci, mandorle e arachidi Risultati immagini per nuts
  6. Patate Risultati immagini per potatoes
  7. Frutta, soprattutto banane, kiwi, ananas e prugne Risultati immagini per fruit
  8. Verdure a foglia verde Risultati immagini per verdure a foglia verde
  9. Riso e cereali integrali Risultati immagini per rice
  10. Cacao e cioccolato fondente, questi rappresentano la fonte per eccellenza di serotonina, in momenti di difficoltà, infatti, è molto comune desiderare un quadratino di cioccolato Risultati immagini per cocoa

10 regole per sopravvivere al Natale

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Il periodo delle vacanze di Natale è purtroppo (o per fortuna) pieno di occasioni per sedersi a tavola e mangiare insieme. Sono tanti i momenti di possibile abbuffata, la vigilia, il Natale, Santo Stefano, il cenone del 31 e altre numerose occasioni per ritrovare vari amici e parenti.

Come fare per arrivare in forma a gennaio senza iniziare appesantiti l’anno nuovo?

  1. Evitare gli eccessi: cercare di alzarsi da tavola evitando di sentirsi appesantiti, non esagerare quindi con le porzioni.eccessi
  2. Utilizzare il più possibile prodotti semplici e naturali durante gli altri pasti, aumentare per esempio il consumo di frutta, verdura, cereali integrali, legumi e frutta secca.verdure
  3. Ridurre il più possibile gli alimenti grassi, aumentare quindi legumi e pesce al posto di carni e altri derivati animali. I grassi, infatti, richiedono una digestione più lunga e pesante.Risultati immagini per christmas food photography
  4. Presentare in tavola piatti costituiti da prodotti leggeri e poco calorici ma preparati in modo invitante; ad esempio le verdure possono essere servite cucinate e aromatizzate con alcune spezie. Questa può essere un’occasione anche per provare nuovi sapori.Risultati immagini per cooked vegetables recipes
  5. Non saltare i pasti, nonostante le abbuffate, è infatti meglio regolarizzare l’alimentazione per evitare di creare il senso di “buco allo stomaco”, che può portare ad un’ulteriore abbuffata il giorno dopo.Risultati immagini per christmas table
  6. Dopo un’abbuffata scegliere piatti leggeri e ricchi di antiossidanti, che aiutano a contrastare i radicali liberi. Utilizzare quindi molta frutta e verdura.Risultati immagini per fruits
  7. Imparare a leggere le etichette e scegliere prodotti il più possibile naturali e genuini.natural-food
  8. Fare attenzione ai condimenti diminuendo il più possibile burro, zucchero e sale. Prediligere olio extravergine d’oliva e spezie.spezie
  9. Approfittare del tempo libero per fare passeggiate e aumentare l’attività fisica.Risultati immagini per nordic walking
  10. Con almeno 30 minuti di passeggiata non solo si bruciano calorie, ma si riattiva il metabolismo e migliora la circolazione.

 

Non dimentichiamoci, però, che il Natale è un’occasione per passare del tempo con la famiglia e con gli amici, la convivialità è infatti uno dei principi cardine della Dieta Mediterranea. Approfittiamo quindi di questo tempo per sederci intorno ad una bella tavola apparecchiata con le nostre famiglie, senza preoccuparci troppo se ci scappa una fetta panettone in più.

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La chimica in un sorso d’acqua

Avete mai sentito parlare di PET? Questa sostanza, conosciuta anche come polietilene ftalato, è il composto con cui vengono prodotte le bottiglie di plastica. Ci sono diversi studi secondo i quali la bottiglia di plastica può “cedere” all’acqua contenuta all’interno alcune sostanze, le quali vengono utilizzate durante la produzione di queste bottiglie.

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Esistono specifiche normative, in particolare il Decreto Ministeriale Italiano del 21/03/1973 e il Regolamento UE n.10 del 2011, che elencano le sostanze (denominate “liste positive”) che possono essere presenti nell’imballo, ovvero nella bottiglia di plastica, e per la maggior parte di esse specifica i limiti di migrazione specifica (LMS), cioè la quantità massima consentita di una data sostanza rilasciata da un materiale o un oggetto nei prodotti alimentari. La normativa regolamenta i test da effettuare, specificando le condizioni (tempo e temperatura) e i simulanti alimentari da impiegare in base alla destinazione d’uso dell’imballo (es. contenere acqua per un anno in luogo fresco); si definiscono simulanti alimentari i mezzi di prova da usare in laboratorio che imitano i prodotti alimentari, . L’obiettivo dei test è quello di verificare e dimostrare che i limiti prescritti per legge vengono rispettati e che quindi l’imballo è “sicuro” per i consumatori.

Elenco di simulanti alimentari
                Simulante alimentare  Abbreviazione 
Etanolo 10% Simulante alimentare A
Acido acetico 3% Simulante alimentare B
Etanolo 20% Simulante alimentare C
Etanolo 50% Simulante alimentare D1
Olio vegetale Simulante alimentare D2
Poli(ossido di 2,6-difenil-p-fenilene) Simulante alimentare E

Esempi di utilizzo dei simulanti nei test di laboratorio:

  • simulante A è utilizzato per gli ortaggi freschi
  • simulante B è utilizzato per lo yogurt
  • simulante C è utilizzato per le bevande non filtrate (tra cui acqua)
  • simulante D1 è impiegato per le bevande con gradazione alcolica superiore a 20 %
  • simulante D2 è impiegato per la cioccolata
  • simulante E è utilizzato per i prodotti secchi

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Simbolo regolamentato nel DM del 1973 che indica l’idoneità del materiale od oggetto a venire a contatto con tutti gli alimenti.

Tuttavia, esistono delle accortezze importanti che i consumatori dovrebbero osservare e che spesso sono specificate in etichetta:

  • mai esporre la bottiglia di plastica alla luce e/o calore in quanto ci può essere una alterazione delle caratteristiche organolettiche (es. sapore e odore di “plastica”) e possono favorire reazioni chimiche nell’imballo con annesse migrazioni “indesiderate”
  • mai riutilizzare la bottiglia una volta finita, soprattutto con liquidi o polveri che non sono l’alimento a cui sono destinate, in quanto potrebbero scaturire delle reazioni e/o migrazioni che con l’alimento specifico non avverrebbero e inoltre si potrebbero verificare contaminazioni microbiologiche (es. instaurazione di colonie di batteri)

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Un consiglio importante è quello di utilizzare il più possibile bottiglie di vetro che risultano essere più “salutari” (minor probabilità di migrazione delle sostanze dal contenitore all’alimento, principalmente in seguito alle elevate temperature impiegate per la fabbricazione) e, inoltre, risultano essere una alternativa più sostenibile dal punto di vista ecologico e ambientale, dato che possono essere utilizzate più volte si producono meno rifiuti.

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Cecilia Camurri, Biologa e Food Contact Expert

Il miele, un dolcificante naturale dalle numerose proprietà

Il miele viene prodotto dalle api a partire dal nettare di alcuni fiori.

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Dal punto di vista nutrizionale comporta alcune importanti proprietà, infatti non contiene solo zuccheri semplici (glucosio e fruttosio), ma anche numerose vitamine, minerali e altre sostanze con potere antiossidante. Per questo motivo il miele rappresenta, in cucina, un ottimo sostituto dello zucchero bianco, comporto solamente da glucosio e fruttosio.

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Tra i minerali presenti nel miele i principale sono il Potassio, il Fosforo, il Calcio, il Ferro e il Manganese. I mieli più chiari sono tendenzialmente più poveri di minerali. Ci sono inoltre altre sostanze come antociani, flavonoidi e carotenoidi, che sono potenti antiossidanti e che ne conferiscono l’aroma.

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Il miele è un alimento molto energetico, ha una digestione facile, per questo motivo sembra essere adatto per aumentare le riserve energetiche dell’organismo, in caso per esempio di performance sportiva.

Rispetto al comune zucchero da cucina, il miele ha meno calorie e un maggior potere dolcificante, grazie anche alla presenza di  composti come carotenoidi e polifenoli.

Esistono diversi tipi di miele a seconda della specie vegetale e del luogo di produzione; questo porta a diversi colori, aromi e sapori.

  •  miele millefiori: non presenta una varietà floreale dominante, ha un sapore delicato
  • miele d’acacia: ha un sapore delicato, proprietà lassative, antinfiammatorie e disintossicanti per il fegato
  • miele di agrumi: prodotto principalmente in centro-sud Italia, presenta proprietà spasmodiche e sedative
  • miele di castagno: ha un sapore intenso e un gusto leggermente amaro, aiuta a regolarizzare le funzioni intestinali
  • miele di tiglio: ha un sapore tendenzialmente balsamico, con proprietà sedative e calmanti

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Il miele è indicato come sostituto dello zucchero bianco per la minore quantità di calorie e un maggior contenuto di minerali, ma è comunque una fonte di zuccheri semplici, che devono essere assunti con moderazione nella dieta.

Si consiglia di non usare il miele come dolcificante all’interno di bevande troppo calde, perchè il calore porta alla perdita di gran parte delle proprietà nutrizionali.

Occorre prestare maggiore attenzione al consumo di miele in caso di alcune patologie, come ad esempio il diabete, in cui bisogna tener sotto controllo l’apporto di zuccheri semplici.

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Frutta e verdura di stagione: i vantaggi

Non appena entriamo al supermercato ci troviamo davanti a un’infinità di frutta e ortaggi, in alcuni casi sempre gli stessi durante tutto l’anno.

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Ci sono tuttavia numerosi motivi per stare più attenti a quello che decidiamo di mettere nel carrello, sia per quanto riguarda la nostra salute, sia per quanto riguarda il nostro portafoglio, senza dimenticare che facciamo anche un piacere all’ambiente in cui viviamo.

  1. Costo: gli ortaggi fuori stagione necessitano di serre per essere coltivati, per questo motivo hanno costi aggiuntivi.tomato-1180852_960_720
  2. Ambiente: la crescita all’interno di serre richiede quantità enormi di energia e un maggior uso di pesticidi. Inoltre, spesso, numerosi prodotti fuori stagione vengono coltivati e successivamente importati da paesi lontano dal nostro, per questo motivo va ad aumentare l’inquinamento dovuto ai trasporti.
  3. Salute: i prodotti che crescono durante la loro stagione hanno un valore nutrizionale migliore rispetto agli altri, in termini di contenuto in vitamine e minerali. Questo implica anche un vantaggio per quanto riguarda il gusto.

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Il melograno: il frutto della bellezza e della prosperità

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Il melograno è considerato uno dei più antichi alberi da frutto. Questa pianta ha avuto origine in Asia, poi è stata successivamente importata dai fenici lungo il bacino del Mediterraneo.

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Intorno al melograno gravitano numerose leggende, questo frutto è infatti da sempre associato a ricchezza, fertilità e fortuna. Per molte religioni rappresenta un frutto che prospera in paradiso, per indicare qualcosa di molto buono regalato da Dio agli uomini.

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Oltre ad essere una pianta ornamentale, soprattutto nell’antico Egitto, era diffusa per le sue proprietà terapeutiche, il frutto era infatti considerato una sorta di medicinale. Già Ippocrate, noto medico dell’antica Grecia e considerato il padre della medicina, aveva compreso le proprietà di questa pianta e i suoi poteri curativi.

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Il frutto del melograno ha poche calorie, questo grazie al fatto che è costituito da un 80% di acqua. All’interno del frutto sono però contenuti numerosi minerali, tra cui il Potassio, il Fosforo, il Sodio, il Magnesio e il Ferro, e vitamine, in particolare la vitamina C.

Il melograno ha numerosi effetti benefici sulla nostra salute:

  • ha un effetto antidiarroico, grazie all’alto contenuto di tannini
  • un alto contenuto di antiossidanti lo rendono importante nella prevenzione cardiovascolare, sembra infatti che un consumo regolare riduca il colesterolo LDL e aumenti le proprietà anticoagulanti
  • la capacità anticoagulante migliora la circolazione sanguigna e sembra contribuire a creare un aspetto più giovane, inoltre gli antiossidanti contrastano l’invecchiamento cellulare
  • è considerato un frutto antitumorale per la presenza di antiossidanti, in particolare le antocianine contenute nel succo sembrano proteggere contro l’effetto dei raggi UV

Occorre prestare attenzione perchè una somministrazione eccessiva, in particolare dei principi attivi della corteccia, può provocare tossicità, che si manifesta attraverso mal di testa, sonnolenza e vertigini.

 

L’olio di palma: un caso sociale di consumo consapevole

L’olio di palma deriva dalla polpa del frutto della palma da olio, una pianta che viene coltivata esclusivamente in ambienti caldi-umidi, prevalentemente in Indonesia e in Malesia.

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L’olio di palma è composto da un 50% di grassi saturi (in particolare acido palmitico) e da un 50% di grassi insaturi, oltre ai grassi  sono presenti anche vitamina E, fitosteroli e carotenoidi.

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Confrontando l’olio di palma con altri oli usati nell’alimentazione si può vedere che la percentuale di grassi saturi nel primo è nettamente maggiore, l’olio di oliva ad esempio ne contiene un 10-20% mentre quello di girasole un 10-15%. I grassi saturi, quando sono in eccesso nella dieta possono portare ad effetti negativi sulla nostra salute, soprattutto dal punto di vista cardiovascolare, per questo motivo dovrebbero costituire soltanto un 10% delle calorie che assumiamo ogni giorno. Sempre a riguardo dell’impatto dell’olio di palma sulla salute, a maggio del 2016, l’EFSA ha pubblicato dati allarmanti secondo cui nell’olio di palma sono presenti sostanze cancerogene come il glicidolo esterificato o altre componenti, che si formano durante la raffinazione, non solo dell’olio di palma, ma di molti altri oli vegetali.

L’enorme uso dell’olio di palma è dovuto alle sue proprietà che si prestano molto bene nel settore alimentare, in quanto ha un basso costo, un buon sapore (ideale per migliorare la palatabilità dei prodotti confezionati), non irrancidisce e si presta bene per la frittura.

L’olio di palma, però,  non solo porta ad aumentare l’assunzione di grassi saturi nella nostra dieta quotidiana aumentando il rischio di avere un impatto negativo sulla nostra salute, ma porta un enorme impatto negativo anche dal punto di vista ambientale, etico e sociale.

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Per far spazio alle coltivazioni della palma da olio, numerose terre vengono sequestrate ad alcune popolazioni locali, vengono deforestati numerosi boschi comportando non soltanto una grande perdita di biodiversità vegetale, ma anche portando numerose specie animali ad un forte rischio di estinzione, ad esempio la tigre, il rinoceronte e l’orango.

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Ci sono però dati positivi che indicano quanto l’opinione pubblica e il consumo consapevole possano influenzare il mercato. L’Italia si presta a diventare il primo paese europeo palm free, numerose marche della grande distribuzione hanno infatti tolto l’olio di palma dai loro prodotti sostituendolo con altri prodotti come ad esempio l’olio di girasole. Questo ha fatto sì che la lista dei prodotti senza olio di palma sia passata in due anni da 50 a 1000 referenze.

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